
Questa sera vi parlo di uno tra gli mc più talentuosi, creativi, seri ed esperti che l’Italia possa vantare. Pochi sono infatti gli italiani che potevano, possono o potranno guardarlo negli occhi quando tra i due c’è un microfono, tra questi metterei Danno, Lugi, Esa, Kaos, Gruff, Neffa e ben pochi altri. Lui si chiama Lord Bean, conosciuto dapprima come writer con vari alias (aka), poi anche come mc, veste con la quale ha lasciato alcune delle tracce più tangibili del fatto che l’Hip Hop italiano, se dovesse un giorno morire, è esistito e, in alcuni casi, è stato davvero qualcosa di magico.
Cose come queste mi vengono in mente mentre ascolto “Lord Bean” ovvero il demo dell’omonimo rapper, che, volendo considerarlo come album a tutti gli effetti, si piazzerebbe nella mia personalissima classifica, al quarto posto degli album migliori di sempre.
C’è poco da dire, molto da ascoltare, non c’è un brano che non sia passato nelle mie cuffie meno di 500 volte, un “album” che rasenta la perfezione e, giuro, mi emoziono se penso a quanto sia difficile decidere se il punto forte siano le produzioni (molto più che eccelse) o le strofe (per le quali ogni parola di valutazioni mi suonerebbe insulsa), passiamo al disco.
Produzioni di Fritz Da Cat (mi scuso per eventuali errore grammaticali ma mentre scrivo il Suo nome, abbasso il capo in segno di ammirazione totale) e Goedi, insomma... i primi due produttori che incontreresti per strada uscendo... più un brano prodotto da un altro signor nessuno come (se non lo sapete sono certo rimarrete un attimo a bocca aperta) Dj Premier. Le strofe sono a cura di Bean, che dimostra di non avere proprio nulla da imparare nonostante sia il suo primo demo, ma anzi, ha moltissimo da insegnare: tecnica sempre presente, nessun testo banale, molta rabbia e molta fotta e un flow che ti fa vedere immagini nitide e ti fa sentire le parole sotto la pelle, grazie Bean!
Ospiti al microfono come Esa, Polare, Inoki, Joe Cassano e Asher Kuno, non riescono (no, nemmeno i primi due) a far sfigurare Bean. Insomma un disco assolutamente ottimo, nessun brano potrà annoiarvi o stancarvi (ve lo confermo dopo il 501esimo ascolto proprio ora). Insomma, nessun brano scade o svaluta il disco, ma ognuno lo arricchisce e, se tutti i brani devono essere riconosciuti per quello che sono, quindi ottimi, alcuni brani, confesso che sono diventati delle vere colonne sonore per la mia vita.
Mi sembra giusto citare una delle più belle ed importanti canzoni per la storia dell’HardCore italiano “Gli Occhi Della Strada” che unisce sullo stesso groove Inoki, Bean, Joe Cassano e Frtiz (brrr... provate a nominarli tutti insieme senza sentire i brividi), ma non è tutto qui, bellissimi brani sono “Bombardamenti A Tappeto” prodotta da Goedi con Gente Guasta al mic, impossibile non ricordare “La Vita Che Avrò” e “I Veri Criminali” che riprende il loop di un interludio contenuto nella compilation “Frtiz Da Cat” di cui mi sfugge il produttore, infine va ricordato un brano da 10 e più, ”On The Run” beat assurdo, metriche potenti concentrate in 3 strofe in cui chiude la bocca a qualunque rappuso, un brano HardCore al 100%.
BEATS:10
TESTI:9,5
Migliori brani: “Gli Occhi Della Strada”,”On The Run”,”Bombardamenti A Tappeto”
VOTO COMPLESSIVO: 10
“…Stickers con le tag,come cos del Rap, io, malato per le firme, più a farne che a dirne…”
-Recensione scritta da Suiti Agca
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